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Ho cominciato a pensare al Piemonte e a ragionare sul Piemonte in maniera critica fin da quando ero un ragazzino: sono nato e abito ad Asti ma la mia famiglia è originaria di un piccolo paese nelle Alpi francoprovenzali, più precisamente nell’area del Gran Paradiso, che si chiama Frassinetto e che ho sempre frequentato e che continuo a frequentare assiduamente.

Ho quindi potuto paragonare due aree profondamente differenti tra di loro sotto molti aspetti: territorio, paesaggio, cultura e tradizioni. Credo che questo aspetto mi abbia arricchito molto, permettendomi appunto di osservare e analizzare. Se osserviamo il Piemonte anche solo da un punto di vista paesaggistico ci accorgiamo subito che passiamo dalla pianura, alle colline e alle montagne, dai pascoli, ai laghi, ai vigneti, alle risaie, il tutto in un raggio d’azione di cento chilometri.

Quando penso al Piemonte, affiorano in me tutta una serie di pensieri e sensazioni, anche contrastanti tra loro ma alla fine emergono tre aspetti che ritengo fondamentali e che posso riassumere in tre parole-chiave:

  • Ricchezza
  • Inconsapevolezza
  • Emozione

Ricchezza perché la nostra regione è ricca sotto  molti aspetti e in molti ambiti: molti li conosciamo e ci rendono famosi in tutto il mondo come l’enogastronomia e i paesaggi mozzafiato di molte nostre aree, ma posso anche citare la bellezza architettonica di molte città, specie i centri storici così ricchi di architettura di diverse epoche.

Ma abbiamo anche molti aspetti che sono altrettanto ricchi ma che forse conosciamo meno, come le nostra storia che parte dal Paleolitico e arriva ai nostri giorni, si sono succeduti imperi, regni, marchesati,  liberi comuni, popolazioni galliche, romani, popolazioni germaniche,  incursioni saracene, domini stranieri, rivolte popolari,  oppure il nostro patrimonio di tradizioni ed etno-linguistico: basti pensare che in Piemonte esistono tutt’oggi quattro minoranze linguistiche storiche riconosciute dallo stato italiano, con tutto il loro bagaglio di tradizioni, costumi, credenze, cultura.

Il fatto che non conosciamo a fondo il nostro territorio genera l’inconsapevolezza: non siamo consapevoli di quello che possiamo fare con questo patrimonio enorme che abbiamo tra le mani, un patrimonio che se valorizzato e comunicato nella giusta maniera ci permetterebbe di creare una florida economia legata al turismo e a tutto quello che il turismo genera, ma per poter “vendere” e promuovere qualsiasi prodotto bisogna conoscerlo. Ma l’inconsapevolezza è anche di un altro tipo: siamo inconsapevoli di quello che il nostro territorio genera nell’animo di un visitatore che viene a visitare il Piemonte.

Quante volte passiamo davanti ad un palazzo storico, ad una piazza caratteristica e vediamo turisti che sono intenti a fotografare e a leggere didascalie e guide per poter sapere cosa stanno osservando? Spesso noi siamo quasi assuefatti da tanta bellezza ma se li guardiamo con attenzione sono emozionati da tanta ricchezza.

Ed è proprio l’emozione di queste persone che è, a mio parere, l’aspetto più meraviglioso e più interessante: queste persone che vengono a visitare il nostro territorio rimangono estasiati da tanta bellezza e ricchezza ma non vengono solo per “vedere”, vengono anche per conoscere ma non solo il nostro patrimonio materiale ma anche quello immateriale, che è fatto appunto di cultura, di conoscenza, di racconti e soprattutto di contatti. Il loro desiderio non è tanto quello di soggiornare in un luogo bello, ma vogliono vivere per qualche giorno in un luogo caratteristico, vero, autentico, vogliono vivere un’esperienza.

Noi questa emozione dobbiamo agevolarla e per farlo dobbiamo essere noi stessi entusiasti del nostro territorio, e per esserlo dobbiamo conoscerlo a fondo, sotto ogni aspetto.

Credo fermamente che il mondo sia costellato di luoghi stupendi che meritino di essere visitati ma queste persone che vengono a visitarci devono tornare a casa, oltre che con prodotti delle nostre eccellenze enogastronomiche e del nostro artigianato e fotografie di paesaggi meravigliosi e luoghi meravigliosi, con la cosa più importante, quella che li farà tornare a casa con la voglia di venire di nuovo a visitarci oppure raccontare ai loro amici e famigliari del Piemonte: un’emozione.

L'AUTORE DI QUESTO ARTICOLO

Davide 3

DAVIDE QUERIO

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