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Campagna realizzata dal FAI ,Fondo Ambiente Italiano, per la promozione delle bellezze italiane.

Anche voi vi siete chiesti, almeno una volta nella vita, guardando un palazzo rinascimentale o una chiesa medievale: ma se questa meraviglia fosse in mano ai francesi o ai tedeschi…sarebbe ancora così sconosciuta e mal conservata?

La risposta che vi sarete dati è: probabilmente no.

Introduciamo oggi un tema che da sempre ci pone davanti ad interrogativi sul nostro “essere italiani”, il tema della capacità di rendersi conto di quanto è pazzesco e sconfinato il patrimonio artistico italiano e di quanto esso sia, ancora oggi, POCO valorizzato.

Partiamo dal concetto di “valorizzazione”, come il Ministero dei Beni Culturali lo definisce:

“La valorizzazione del patrimonio culturale statale consiste nell’esercizio delle funzioni e nella disciplina di tutte quelle attività a cura dell’Amministrazione dei Beni Culturali volte a promuovere la conoscenza del patrimonio nazionale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione del patrimonio stesso ad ogni tipo di pubblico, al fine di incentivare lo sviluppo della cultura.”

Valorizzazione comprende riqualificazione, conservazione, partecipazione e condivisione da parte della comunità, comunicazione.

Quanto questi rimangono concetti scritti e quanto si trasformano in azioni concrete?

Ce ne possiamo rendere conto guardandoci intorno e guardando dentro noi stessi.

Essere italiano vuole anche dire essere orgogliosi del nostro essere artisti, artigiani, manifatturieri famosi in tutto il mondo. Ma anche lasciare che tutto questo parli da sé. Finché i turisti arrivano, finché continuiamo ad essere sulle prime pagine dei magazine internazionali, e finché scaliamo le classifiche dei monumenti più visitati al mondo, va bene così. A che serve “sforzarsi” per fare quel passo in più che consentirebbe una valorizzazione globale di tutto il Bel Paese, all’unisono, se tanto i turisti vengono lo stesso?

Per dirlo in una parola, abbiamo “campato di rendita”, grazie ai milioni di flussi turistici stranieri che per fortuna apprezzano, meglio di noi italiani, il patrimonio artistico che ci circonda, in ogni angolo del nostro Paese. Altra nota dolente, l’utilizzo delle risorse economiche che provengono dagli arrivi turistici: certamente mal spese e nelle mani di pochi, non certo completamente spesi nella ristrutturazione, nella conservazione o nella promozione del patrimonio.

Che cosa si potrebbe fare.

Ad oggi l’Italia non è stata in grado di mettere in atto una seria politica di valorizzazione. Abbiamo assistito a continui tagli alla cultura che ha messo in serissime difficoltà il settore. Abbiamo visto una diversa e iniqua distribuzione delle risorse. Poche opere d’arte sono riuscite ad emergere. Molte di queste sono in condizioni fatiscenti, altre ancora sono completamente sconosciute per quanto meritevoli di essere conservate e ammirate dalle generazioni future.

Manca quindi una pianificazione organica del turismo culturale, un cambiamento di rotta che metta in campo azioni concrete per valorizzare e tutelare il patrimonio italiano: dall’accoglienza alla riqualificazione delle infrastrutture.

Gli ingredienti? Inventiva, innovazione, creatività, volontà, collaborazione.

C’è bisogno che il marketing e l’economia servano alla cultura e non il contrario.

Cosa possiamo fare noi.

La nostra missione parte anche su questo tema dal locale, dal Piemonte. La Reggia di Venaria, la Sacra di San Michele, il Museo Egizio. Cercheremo di capire come questi grandi patrimoni culturali possono essere valorizzati al meglio. Lavoreremo perché anche le testimonianze di eccellenza artistica meno conosciute siano parte di un circuito turistico efficace ed efficiente. La nostra ispirazione sarà ancora una volta l’estero e le sue best practices: La Reggia di Versailles, il Guggenheim Museum, le grandi capitali straniere. Capiremo quali sono le azioni, i progetti, le idee che mettono in moto il meccaniscmo della valorizzazione virtuosa delle opere d’arte.

Li riporteremo e li applicheremo nel nostro Piemonte, perché sia da stimolo ed esempio per l’Italia intera. Perché le meraviglie del nostro territorio rimangano intatte per le generazioni future.

L'AUTORE DI QUESTO ARTICOLO

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ANGELO BURZI

Ingegnere elettrotecnico Politecnico Torino
Imprenditore
Consigliere Regione Piemonte 1995 – 2014
Presidente comitato direttivo “Fondazione Magellano”

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