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Ho accettato di venire a Torino  a fare il primario di cardiochirurgia pediatrica venti anni fa. L’ho fatto per lavorare in un ospedale mono-specialistico di eccellenza. E così era e voleva restare l’Ospedale Infantile Regina Margherita. C’erano un laboratorio per i bambini, dove potevi usare campioni di sangue di pochi millilitri, una farmacia per preparare le medicine e le infusioni specifiche, un centro trasfusionale dedicato ai piccoli.

Era tutto studiato per i bambini, considerati un gruppo a se stante e non un insieme di piccoli adulti. Non tutto era perfetto e mancavano tante cose, ma lo sforzo di tutti era quello di potenziarlo e renderlo sempre di più un ospedale di eccellenza. Abbiamo cominciato i trapianti pediatrici di cuore e di rene, abbiamo potenziato la dialisi peritoneale dei bambini, abbiamo lavorato insieme per migliorare e restare uno dei quattro ospedali pediatrici di eccellenza d’Italia. Sono nati nuovi enti di solidarietà per l’ospedale e quelli esistenti  si sono rafforzati. Servizi e reparti sono stati ristrutturati e ricostruiti e nuove apparecchiature sono state acquistate con l’aiuto delle fondazioni ed associazioni. L’autonomia dell’ospedale pediatrico, mono-specialistico di eccellenza, ne ha premiato la crescita ed ha favorito le donazioni.

Adesso l’atteggiamento del governo regionale e degli altri enti istituzionali è cambiato. Stanno chiudendo l’ospedale oftalmico, altro ospedale mono-specialistico di eccellenza e progettano di chiudere il Regina Margherita e mandare i piccoli pazienti nel Parco della Salute insieme agli adulti. Parlano di un grande ospedale d’eccellenza, ma ignorano le peculiarità di cura e le differenze fra bambini ed adulti. Vogliono ridurre il numero dei posti letto senza  spiegare con quale criterio. Ignorano i miglioramenti del Regina Margherita e l’orgoglio di tutti i professionisti di farne parte. L’affetto e la fiducia delle famiglie di Torino e del Piemonte sono evidenti ed iniziative come il raduno dei Babbi Natale con tante migliaia di persone davanti al Regina confermano l’autorevolezza di un ospedale dedicato totalmente ai bambini.

Sarebbe giusto mantenere e migliorare l’ospedale -dignitosamente sessantenne- che abbiamo la fortuna di avere e sarebbe opportuno costruire un piccolo ospedale di Medicina di Transizione, per gestire i pazienti che dall’età pediatrica passano a quella adulta. Questo presidio di eccellenza potrebbe essere collocato nel Parco della Salute e sarebbe il primo esempio di struttura sanitaria indipendente, che gestisce quella età intermedia attualmente  poco conosciuta da pediatri e medici dell’adulto. Le apparecchiature raffinate per gli adulti del Parco della Salute sarebbero essenziali e sarebbero utilizzate con la collaborazione dei pediatri.

Migliorare il sistema sanitario è  necessario, ma ripudiare l’ospedale pediatrico che ci invidiano  tutti è inopportuno e poco vantaggioso. Eliminare l’unico ospedale oftalmico italiano che fa parte del più prestigioso gruppo mondiale di oculistica  è un altro esempio di rifiuto dell’eccellenza e di appiattimento verso il basso della nostra sanità pubblica.

L'AUTORE DI QUESTO ARTICOLO

io nuovo
PIERO ABBRUZZESE

Piero Abbruzzese è un medico dei bambini, un cardiochirurgo pediatrico in giro per il mondo ad insegnare. Si è specializzato in Oregon, negli Stati Uniti e poi ha lavorato in Italia a Bergamo, Potenza, Novara, Cagliari e Torino, dove è stato Primario e Direttore di Dipartimento per tanti anni. Ha operato migliaia di pazienti, in prevalenza  bambini e ha trapiantato tanti cuori.

Ha insegnato la cardiochirurgia pediatrica in centri italiani e in Africa, Asia e America Latina. Ha scritto numerosi articoli e capitoli scientifici . Ha scritto due romanzi.

Ha creato e gestisce con un gruppo di colleghi un Ospedale Pediatrico, MAS CHILDREN Teaching Hospital in Somalia e ha lavorato con  Emergency.  Ha creato la Fondazione FORMA, che si occupa dei bimbi dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino e ha dato una mano in Nepal durante il terremoto.

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