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Immagine della Mole Antonelliana

Ritardi, disagi, aumento dei costi e dei tempi per l’avvio della chiusura dell’ospedale specializzato.

Il 18 dicembre dell’anno scorso è iniziato lo smembramento dell’Ospedale Oftalmico con il trasferimento dell’attività oculistica all’Ospedale S. Giovanni Bosco e all’Azienda Città della salute e della scienza.

L’Assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta aveva ribadito, nell’adunanza consiliare del 28 novembre scorso, che “con l’obiettivo di garantire sempre il mantenimento dell’attività e di non creare disagio, nei mesi di gennaio, febbraio, marzo” si sarebbe verificato “il trasferimento completo”.

L’Assessore aveva anche affermato, durante la stessa adunanza consiliare, che “il presidio ospedaliero Oftalmico” sarebbe stato “trasformato in presidio territoriale”.

Ho riportato, a scanso di equivoci, tra virgolette, quanto affermato dall’Assessore Saitta in merito ai tempi del trasferimento e all’impegno di non creare disagi all’utenza.

Ma gli impegni non sono stati rispettati, né per quanto riguarda i tempi dell’operazione né nel tentare di evitare disagi ai cittadini.

Analizziamo in particolare i 5 punti più critici

1)  Mancata adesione ai tempi previsti

Il 4 aprile 2018 non si è verificato il completo trasferimento dell’attività oculistica.

Attualmente le attività oculistiche sono divise in tre presidi.

All’Ospedale Oftalmico è rimasto il Pronto Soccorso, uno dei due Reparti di degenza, il Day Hospital, la Day Surgery, gli ambulatori per le maculopatie e per la terapia della retina.

All’Ospedale S. Giovanni Bosco sono stati trasferiti gli ambulatori per la terapia dei glaucomi, delle uveiti e delle patologie corneali.

All’Azienda Città della Salute e della Scienza è stata trasferita la Clinica oculistica e il secondo Reparto di degenza, che però non è stato ancora aperto.

2)  Disagi per l’utenza

E’ facile immaginare il disagio dei cittadini a causa della frammentazione dei servizi e delle competenze in più presidi molto distanti tra loro.

Ad esempio, i pazienti che si recano al Pronto Soccorso dell’Ospedale Oftalmico, ai quali sono state diagnosticate patologie i cui ambulatori sono stati trasferiti al S. Giovanni Bosco, devono prenotarsi presso il nuovo ospedale situato nella periferia nord della Città, non facilmente raggiungibile partendo dall’Oftalmico.

Ancora più gravi i disagi per i bambini dai 4 ai 6 anni e per gli adolescenti colpiti dalla sindrome di Vernal, una cheratocongiuntivite non allergica. Dopo essersi recati al Pronto Soccorso dell’Ospedale Oftalmico, dove è stata diagnosticata questa malattia, i pazienti devono recarsi al S. Giovanni Bosco, prima per la prenotazione e poi per la terapia di questa specifica malattia.

3)  Minor produttività

Un esempio concreto: mentre all’Ospedale Oftalmico, presso la Clinica universitaria, venivano operate sette sedute alla settimana, adesso con il trasferimento all’Azienda Città della Salute e della Scienza, vengono effettuate soltanto tre sedute settimanali. Due per le cataratte e una seduta per le iniezioni intravitreali per la cura delle maculopatie.

La diminuzione dell’attività, unita alla mancata apertura del secondo reparto, hanno determinato significativamente la diminuzione delle entrate per la sanità pubblica.

4)  Costi maggiori

Il trasferimento di apparecchiature sanitarie al San Giovanni Bosco e all’Azienda Città della Salute e della Scienza, avvenute senza le dovute e necessarie formalizzazioni, hanno prodotto il bisogno di nuovi acquisti da parte dell’Ospedale Oftalmico, per garantire ciò che prima era già assicurato senza nuovi e onerosi esborsi.

5)  Aumento dei tempi di attesa

L’aumento dei tempi di attesa, che colpisce sempre di più i cittadini piemontesi, è stato causato dalla non sostituzione degli operatori cessati dal sevizio e dalla disorganizzazione. Nello specifico, per quanto riguarda l’attività oculistica, è stato determinato dalla diminuzione dell’attività complessiva e dalla frammentazione fra più presidi con sistemi di prenotazione tuttora diversi.

In conclusione il cosiddetto riordino dell’attività di oftalmologia ha già prodotto un peggioramento dell’offerta di prestazioni oculistiche. Siamo di fronte a un disorientamento dei cittadini e a facilmente prevedibili difficoltà del personale medico, infermieristico e tecnico, che era già appena sufficiente quando operava presso un’unica sede.

Si prevedono tempi ancora molto lunghi per l’attivazione della Casa della Salute al posto dell’Ospedale Oftalmico.

Intanto l’Ospedale Oftalmico ha cessato d’essere Centro di riferimento regionale per l’oculistica e uno dei più importanti ospedali italiani per la terapia medica e chirurgica della retina e per i trapianti di cornea.

A causa di questa frammentazione e della chiusura totale, non sarà più un centro unico di riferimento per le malattie rare oftalmologiche, per lo studio del glaucoma, delle maculopatie, per l’ortottica e per l’oncologia oculare.

Torino, 9 aprile 2018

Dott. Giacomo Manuguerra

L'AUTORE DI QUESTO ARTICOLO

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Giacomo Manuguerra

Nato a Trapani il 22 maggio 1941, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza nel 1965 all’università di Palermo. Vincitore del concorso pubblico per la carriera ottenuta all’I.N.A.M. Ha ricoperto nelle A.S.L di Torino, prima dell’aziendalizzazione, incarichi di responsabilità e di vertice (Direttore amministrativo capo servizio economico-finanziario e coordinatore amministrativo) e, dopo l’aziendalizzazione delle unità sanitarie locali, gli incarichi di Direttore amministrativo, di direttore generale e di Commissario delle ASL Torino 1 e 2 dal 2010 al 2012.

Ha insegnato, per più di dieci anni, Diritto sanitario nella Scuola di Infermeria del personale infermieristico, delle capo-sala e delle assistenti sanitarie di Torino, di Moncalieri e della C.R.I.

Ho pubblicato molti libri di legislazione sanitaria (Elementi di diritto amministrativo e di legislazione sanitaria, ed ICAP Cune, etc…)

Ha ricoperto dal 1995 al 2000 le funzioni di Giudice di Pace presso l’ufficio giudiziario di Torino.

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