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Per una decisione politica (collegamento 1) e con una motivazione ideologica del tutto scorretta che boccia come superati gli ospedali specialistici e monospecialistici (collegamento 2) l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta e il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino, hanno decretato la chiusura dell’ospedale Oftalmico di Torino, un’eccellenza sanitaria che sembra essere stata condannata a morte, il cui smembramento è iniziato il 18 dicembre scorso. E invece esistono almeno otto buone, se non ottime ragioni tecniche perché l’Oftalmico non venga chiuso.
La prima
Si tratta di un ospedale del tutto ristrutturato nei reparti, compresa la Clinica Universitaria e i servizi.
La seconda
Il pronto Soccorso è completamente nuovo ed  è stato inaugurato nel 2004 assieme al Laboratorio analisi, alla Ortottica e all’Ambulatorio di diagnostica oftalmologica.
La terza
Il Centro unificato di prenotazione è stato ristrutturato nel 2006. La Radiologia nel 2007. Nel 2009 è stata completata la ristrutturazione delle Sale operatorie. Il centro di riabilitazione visiva è stato completato nel 2010 assieme alla Diabetologia e agli ambulatori di cardiologia. Infine, nel 2014 è stato ristrutturato il Day Hospital.
La quarta
Sono stati rinnovati tutti gli impianti elettrici, idraulici e antincendio, che tanti problemi creano a molti ospedali piemontesi. La struttura è completamente autonoma dal punto di vista energetico. È dotato di un gruppo elettrogeno per tutto il presidio ed è fornito di pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua calda sanitaria a 70 gradi. L’ospedale ha in dotazione apparecchiature sanitarie e specifiche nel campo oftalmologico. In particolare è dotato di una Tac di ultima generazione e di Oct per le maculopatie.
La quinta
L’Ospedale Oftalmico è all’avanguardia per quanto riguarda la sicurezza. E’ dotato di centrale di rilevamento del fumo e di un impianto di clorazione dell’acqua contro le infezioni da legionella.
Pochi ospedali, per non dire nessuno, di fronte a un’ispezione accurata delle autorità preposte alla sicurezza strutturale e gestionale dei presidi, avvenuta nel mese  di maggio del 2014, avrebbero superato l’esame senza rilievi e provvedimenti sanzionatori. Infine da sottolineare che nel 2016, su circa 16mila interventi chirurgici non si sono registrate infezioni ospedaliere. Questo valore è migliore dei tassi d’incidenza mondiale.
La sesta
La ragione economica, cioè quella messa al primo posto dai fautori della suddivisione dell’attività in più sedi e della sostanziale chiusura. Ebbene, l’ospedale Oftalmico è in perfetto equilibrio economico. I costi nel 2014 sono ammontati a 20 milioni di euro, divisi fra costi del personale (12 milioni e 200mila) e costi di produzione (7 milioni e 800mila, di fronte a un pari valore della produzione, di 20 milioni di euro, derivanti da più di 14mila e 500 interventi chirurgici complessivi, di cui 6mila e 500 di cataratta e più di 5mila per il trattamento delle maculopatie, inoltre più di 1.300 sono state le vitrectomie e gli interventi bulbari da traumi e i glaucomi. Per quanto riguarda i trapianti cornea è stato effettuato il 50 per cento dell’attività di trapianto di tutto il Piemonte e il 4,6 per cento dell’attività di trapianto di tutta l’Italia. L’attività ambulatoriale oculistica ammonta a più di 61mila prestazioni, di cui 23mila e 200 visite oculistiche. Negli anni seguenti si sono mantenuti questi livelli di eccellenza nonostante il calo del personale.
La settima
Attualmente il Pronto Soccorso dell’Oftalmico registra più di 500mila passaggi l’anno. Tutte queste persone si riverseranno, una volta chiuso l’ospedale specializzato nell’oculistica, al San Giovanni Bosco e alle Molinette. È facile prevedere che aumenteranno i tempi di attesa e non potranno escludersi, non augurabili, episodi di malasanità per carenze di personale medico ed infermieristico che con la suddivisione in più sedi risulterà numericamente non adeguato.
L’ottava
L’unicità del patrimonio storico-culturale. Questa motivazione dai fautori della chiusura e dello spezzettamento dell’attività è stata certamente cestinata. A me sembra invece che costituisca un grande e inestimabile valore da preservare nella sua unicità così come l’avevano progettato e realizzato i suoi fondatori. Sebbene la costruzione dell’ospedale nell’attuale sede sia stata avviata nel 1864, è stato, come sopraindicato, sottoposto a radicale ristrutturazione, completata nel mese di dicembre 2014. Leggi qui per sapere come è strutturato oggi l’ospedale Oftalmico (Collegamento 3).

La Regione Piemonte, che da quando è stata fondata nel 1970 non ha mai aperto un ospedale a Torino (collegamento 4) ora vorrebbe quindi riuscire nell’impresa di chiuderne uno.
Appare incomprensibile la spesa, fino ad ora sostenuta, di cinque milioni  di euro per il “riordino dell’attività di oftalmologia presente nel territorio della città di Torino” come affermato dall’Assessore alla sanità Saitta, che in realtà si tradurrà in un peggioramento dell’offerta delle prestazioni oculistiche.

Un “riordino” che fa disordine
Il cosiddetto riordino, è facilmente immaginabile, determinerà il disorientamento dei cittadini e le loro prevedibili difficoltà che verrebbero aumentate dalla ripartizione in più sedi del personale medico (25 medici specialisti) e infermieristico (50 infermieri con elevata professionalità nel campo oftalmologico), appena sufficiente adesso.
Tutto ciò avverrà non con un risparmio di spesa, ma con maggiori costi, quantificabili in più di 5 milioni di euro.
Per lavori di adeguamento dei locali di via Cherasco e del San Giovanni Bosco e per gli arredi sono stati spesi quasi 3 milioni di euro, per le apparecchiature sanitarie, duplicate, per la suddivisione in più sedi, sono già stati spesi un milione e seicentomila euro e presto si supererà la cifra  di due milioni: dove sta il buon senso nello spendere milioni di euro per la ristrutturazione di presidi presso le Molinette che poi dovranno essere costruiti presso la nuova Città della salute e della scienza?
La cifra di 5 milioni di euro poteva essere più utilmente spesa per l’assunzione di 100 infermieri e per la riduzione dei tempi di attesa, in molte specialità mediche e presso alcuni presidi sanitari, attualmente molto critici, per usare un eufemismo.
Stupisce l’accondiscendente silenzio del Presidente Chiamparino e l’operato dell’Assessore Saitta. D’altra parte il differente comportamento di molti politici di fronte allo stesso problema, a seconda del ruolo rivestito, di governo o di opposizione, senza andare agli anni passati, è riscontrabile anche nell’attuale Sindaca di Torino che prima di diventarlo, era contraria a una diversa destinazione d’uso dell’Ospedale Oftalmico, come documentato da molti “santini” diffusi durante la campagna elettorale. L’augurio è che tutto ciò non avvenga e che le attività oculistiche continuino a svolgersi presso l’attuale sede.


(1) Il 18 dicembre scorso è iniziato lo smembramento dell’Ospedale Oftalmico. Nell’adunanza consiliare del 28 novembre scorso, dedicata alla vicende dell’Ospedale Oftalmico, l’Assessore alla sanità Antonio Saitta ha ribadito la suddivisione in “tre presidi, con possibilità di integrazione e di supporto reciproco, attraverso il trasferimento dei pazienti, e quindi anche delle risorse umane per poterlo fare”, dell’attività oculistica attualmente svolta unitariamente presso l’ospedale oftalmico. Aveva inoltre ribadito che “ulteriori trasferimenti, con l’obiettivo di garantire sempre il mantenimento dell’attività e di non creare disagio, avverranno nei mesi di gennaio, febbraio e marzo 2018 per arrivare nel mese di aprile con il trasferimento completo”.

Ha infine concluso “che il presidio ospedaliero oftalmico viene trasformato in presidio territoriale”, e che “è stata individuata una struttura complessa di oculistica a direzione universitaria presso l’Azienda Città della salute e della scienza, e una struttura complessa a direzione ospedaliera presso il S. Giovanni Bosco”.

Ho volutamente riportato tra virgolette i più significativi e decisivi passaggi della relazione dell’Assessore alla sanità, non soltanto per un dovere di non travisamento involontario delle sue idee, ma anche per fissare le scelte e i tempi per le funzioni chiaramente delineate nell’adunanza consiliare, onde evitare future differenti interpretazioni.

Infatti, all’inizio della sua relazione l’Assessore alla sanità aveva affermato che la chiusura dell’Ospedale Oftalmico era stata una scelta compiuta dalla precedente Giunta di centro-destra, mentre è risaputo che la chiusura dell’Ospedale Oftalmico da parte della Giunta precedente prevedeva due condizioni irrinunciabili. La prima: il mantenimento in un’unica sede delle attività oftalmologiche; la seconda: il trasferimento di tutte le attività soltanto con l’avvio della nuova Città della salute e della scienza nell’area della ex Fiat Avio.

(2) Va decisamente respinta l’ipotesi, del tutto ideologica, dell’inattualità degli ospedali specialistici e monospecialistici avanzata dall’Assessorato alla sanità della Regione Piemonte. Una recente classifica dei  migliori ospedali e strutture sanitarie italiani ha registrato la collocazione ai primissimi posti di ospedali specialistici:
– Per la cura dei tumori, ad esempio, si sono classificati ai primi posti l’Istituto Europeo Oncologico e l’Istituto Nazionale dei tumori di Milano, l’Istituto Dermatologico dell’Immacolata di Roma, l’Istituto Nazionale dei tumori di Napoli, l’Ospedale Pedriatrico Bambin Gesù di Roma, l’Azienda Ospedaliera Meyer di Firenze.
-Per l’angioplastica coronaria il Centro Cardiologico Manzoni di Milano.
-Per la frattura del collo del femore l’Istituto Rizzoli di Bologna.
-Per la frattura dell’artroscopia al ginocchio l’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano e l’Istituto Marco Pasquali di Latina.
-Per il parto l’Ospedale S. Anna di Torino.
Fra le eccellenze degli ospedali monospecialistici possiamo collocare anche l’Ospedale Oftamico.

Lo stesso Assessore alla sanità Saitta, nella sua relazione ha riconosciuto che “l’Ospedale Oftalmico ha ottimi risultati, in termini quantitativi ed anche qualitativi”.
Nonostante ciò, resta incomprensibile la decisione finale assunta di suddividerlo in tre presidi.
L’Ospedale Oftalmico è Centro di riferimento regionale per l’oculistica e uno dei più importanti centri per la diagnosi e la terapia medica e chirurgica della retina e per i trapianti di cornea. E’ centro di riferimento, tra l’altro, per le malattie rare oftalmologiche, per lo studio del glaucoma, delle maculopatie, per l’ortottica, per l’oncologia oculare. Tutte attività che è difficile spezzettare in più presidi senza l’abbattimento del livello qualitativo delle prestazioni e la perdita dell’unicità e dell’interscambio delle esperienze professionali presenti in tutto il personale specialistico del presidio (medici, infermieri, tecnici sanitari e, perché no, tecnici e amministrativi).
(3) L’ospedale Oftalmico dispone di 68 posti letto, suddivisi in 41 di ricovero ordinario in camere di tre letti  e di 27 di Day Hospital. La Clinica oculistica, dalla sua fondazione, si è occupata della formazione, dell’aggiornamento e dell’insegnamento di oftalmologia del Corso di laurea di Medicina e Chirurgia, del Corso di laurea in ortottica ed è sede della Scuola di specializzazione di Oftalmologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Torino. Si occupa inoltre dell’attività clinica che trova nel presidio la migliore e naturale collocazione funzionale.
(4) Sappiamo tutti quanto sia difficile, nella sanità pubblica, trovare le risorse umane ed economiche per rendere più efficiente e sicuro il Servizio Sanitario Nazionale, per ridurre i tempi di attesa, per la messa a norma dei presidi, per il loro adeguamento alle necessarie esigenze di modernizzazione. L’ultimo ospedale in Torino, Il Martini di via Tofane, è stato aperto nel lontano 1971, a conclusione di un decennio felice che ha visto la realizzazione in Città di altri due importanti ospedali: il C.T.O. (1961) e il S. Giovanni bosco  (1961). Dobbiamo amaramente concludere che la Regione Piemonte istituita nel 1970, assieme alle altre regioni a statuto ordinario, non è stata in grado di costruire un nuovo ospedale nella Città di Torino.

L'AUTORE DI QUESTO ARTICOLO

Progetto senza titolo (6)
Giacomo Manuguerra

Nato a Trapani il 22 maggio 1941, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza nel 1965 all’università di Palermo. Vincitore del concorso pubblico per la carriera ottenuta all’I.N.A.M. Ha ricoperto nelle A.S.L di Torino, prima dell’aziendalizzazione, incarichi di responsabilità e di vertice (Direttore amministrativo capo servizio economico-finanziario e coordinatore amministrativo) e, dopo l’aziendalizzazione delle unità sanitarie locali, gli incarichi di Direttore amministrativo, di direttore generale e di Commissario delle ASL Torino 1 e 2 dal 2010 al 2012.

Ha insegnato, per più di dieci anni, Diritto sanitario nella Scuola di Infermeria del personale infermieristico, delle capo-sala e delle assistenti sanitarie di Torino, di Moncalieri e della C.R.I.

Ho pubblicato molti libri di legislazione sanitaria (Elementi di diritto amministrativo e di legislazione sanitaria, ed ICAP Cune, etc…)

Ha ricoperto dal 1995 al 2000 le funzioni di Giudice di Pace presso l’ufficio giudiziario di Torino.

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