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Cos’è il Made in Italy? Di sicuro è ancora uno dei primi brand al mondo ma, in effetti, se uno si inoltra in posti meravigliosi quali la Val di Fiemme, come capita spesso a me da decenni per andare a  “lanciare gli sci da discesa al di là di un cancelletto di partenza”, si rende conto che l’Italia in sé è un brand che è tutta ‘un’altra musica’. Esattamente quello che hanno sostenuto sin da tempi non sospetti gente come Herbie Hancock o Aretha Franklin rispetto al suono dei pianoforti Fazioli. Riguardo alla qualità del design della ‘Maison’,  poi, basta guardare per un attimo solo, onde innamorarsi perdutamente della sua “modernità nella classicità”, il ‘coda’ da concerto.

La Yamaha sono decenni che cerca, ed in certa parte riesce, di seguire la leadership da sempre indiscussa nel settore a livello mondiale della Steinways & Sons, ma ci voleva un Italiano (uno dei tanti  figli “geniali” che generosamente il nostro territorio fornisce da Millenni) per “osare” il sorpasso in termini qualitativi.
E così, dalla Val di Fiemme, terra di foreste ancestrali, ecco che Paolo Fazioli, discendente da una famiglia di mobilieri di Roma, è, dopo 30 anni dall’inizio dell’attività, in grado di garantire per 150.000 Euro la fornitura alle sale concertistiche di tutto il pianeta del migliore, secondo l’Economist,  pianoforte al Mondo. Capacità musicale, tecnica ingegneristica, delle quali Paolo Fazioli è accreditato latore, e conoscenza dei legnami ed il gioco è “quasi” fatto, dopo di che nulla è così semplice, ovviamente, specie per l’aspetto inerente alla lavorazione dei materiali del mobile, il quale ha un ciclo lavorativo di due anni.

È ben noto come certi pianoforti Steinways&Sons di alcune annate degli Anni Trenta siano tuttora ricercatissimi dai concertisti proprio perché irripetibili: da anni sto cercando di accaparrarmene uno, ma il costo è davvero proibitivo.
L’idea di Fazioli di creare la sua fabbrica a Sacile, accanto alle foreste di quegli stessi abeti rossi con cui trecento anni fa Guarneri e Stradivari costruivano i loro violini, ha seguito proprio questo concetto: utilizzare il “meglio della tradizione”, a partire dalla gestione dell’umidità dei materiali lignei, da sempre conosciuto per costruire in modo accurato i suoi poco più di dodici strumenti al mese, in gran parte esportati in Estremo Oriente e Russia.

Alta attenzione, ovviamente, alla tecnologia odierna per migliorare le prestazioni, ma mai con tentazioni anche solo prospettiche verso la produzione di massa è poi ancora l’altro atout di una ditta fiore all’occhiello del Made in Italy, che vende circa il 10% di tutti i (pochi, anche a causa della crisi che ha generato un calo nella propensione all’acquisto di questi beni) pianoforti acustici( quelli digitali sono 20 volte tanto, ma si tratta di tutt’altra cosa) venduti in un anno in Italia.

 

 

L'AUTORE DI QUESTO ARTICOLO

Paolo Turati, econoomista-docente universitario,scrittore-giornalista, imprenditore copia
Paolo Turati

Economista, Professore a contratto di “Economia degli Investimenti” all’Università di Torino, Imprenditore, Giornalista e Scrittore( e modesto “pianista” e “gigantista” di Sci alpino)

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