Lorem ipsum dolor sit amet, consectetuer adipiscing elit, sed diam nonummy nibh euismod tincidunt ut laoreet dolore magna aliquam erat volutpat. Ut wisi enim

Subscribe to our newsletter

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetuer adipiscing elit, sed diam nonummy nibh euismod tincidunt ut laoreet dolore magna aliquam
[contact-form-7 404 "Not Found"]

I recenti reports rilasciati da Tefaf Maastricht 2017 e Art Basel 2017, le realtà “concentrate” fieristiche top worldwide che, assieme a Frieze London ed a non molti altri (come Documenta Kassel, sebbene suo format sia più complesso e articolato del “few days shot” delle Big Three di cui sopra), stanno contribuendo a realizzare un cambiamento epocale nelle dinamiche economiche del settore del Mercato dell’Arte, come confermano alcuni Big Data che si disvelano nel 2016 quali “un sogno per alcuni (i dealers e le grandi Fiere) e un incubo per altri (le Case d’asta)”, in un contesto, peraltro, in fase di ampio ritracciamento al ribasso complessivo dopo gli eccessi dei primi anni del Secondo decennio del Secolo e, segnatamente, del 2014, che avevano portato il fatturato mondiale annuale oltre i 70 miliardi.

A Torino il fenomeno galleristico è da tempo in crisi, per vari motivi (non ultimi quelli fiscali, dallo spesometro, al Diritto di Seguito e burocratico, come il novato obbligo di notifica per l’export di opere di oltre 70 anni) che sarebbe troppo lungo qui elencare: ci sono (ma non ne farò i nomi per tema di tralasciarne qualcuna) sì un pugno di Gallerie di Contemporaneo note che si sono in qualche modo ben internazionalizzate, così come un’unità di Moderno e Postwar e un’altra di Classico, ma per il resto ci sono esercizi molto piccoli che spesso non superano esperienze di qualche anno. Torino non trova operante sul proprio territorio alcuna Casa d’Aste se non locale e minuta, né, aspetto ancor più complesso, da tempo alcun ufficio di rappresentanza di primarie Case d’asta internazionali, che si limitano, allo stato con minor entusiasmo di quello che ravvisavo in passato a presentare delle preview parziali di loro aste.

Un discorso a sé va fatto su Artissima, pivot attuale e potenziale elemento ulteriormente espansore del processo di riconversione di Torino come hub europeo Sud-Occidentale (dove, peraltro, non ci sono particolari concorrenti) dell’Industria dell’Arte e della Cultura in generale.Il brand è evidentemente buono e la sua progettazione originale nel non competere con le Fiere Mercato generaliste (su territorio nazionale Bologna Arte Fiera in primis e, poi, Arte Padova e Miart) ha creato uno standing percettivo elevato che è certamente pagante, anche se le problematiche di fatturato (infinitesimo rispetto ad Art Basel o a Tefaf Maastricht) molto basso (e pure “assistito” da acquisti delle Fondazioni locali) rendono la chermesse poco rilevante negli interessi dei grandi investitori e delle Grandi Gallerie d’Arte (che, infatti, ci vengono pochissimo). Un sogno? Artissima aTorino Esposizioni, storico edificio di Pier Luigi Nervi, che è il simbolo di quella che fu l’ attività espositiva storica torinese: non solo come Salone dell’auto, ma anche della Montagna e della Tecnica.

Allo stato, risulta incontrovertibilmente che un paio di artisti torinesi sia riuscito a raggiungere la dignità di artista internazionalizzato (le quotazioni milionarie delle opere storiche del Pistoletto e di Boetti sono ormai una costante sui Mercati mondiali) e che un altro paio vi siano instradati. Pochi? Tanti? Comunque sia, sono testimonials certamente fondamentali del territorio e come tali andrebbero celebrati. Non abbiamo a Torino un Charles Saatchi (però ci provò, in effetti, Riccardo Gualino prima della Seconda Guerra Mondiale), colui che a Londra ha creato la Young British Art dal nulla (da cui operazioni “monstre” come quelle dell’Asta di un decennio fa di opere allora recenti di Damien Hirst che realizzò a Londra centinaia di milioni di Sterline), ma è evidente che un soggetto “demiurgico” in loco con responsabilità di ampio spettro nel settore (anche nella formazione) prima o poi lo si debba trovare anche noi, con la presenza del quale si generino mostre blockbusters da acquistare in giro, che a volte hanno solo il richiamo del “nome” e comportano rischi non da poco (come recentemente accaduto a Palazzo Ducale di Genova coi falsi Modigliani), e più mostre non solo da realizzare sul territorio con ‘contenuti interni’ (sono ben 150 mila le opere dei Musei pubblici torinesi, secondo polo solo dopo quello romano), ma anche da vendere altrove “chiavi in mano”, producendo “reddito da Cultura”.

Logisticamente (ancorché migliorando gli aspetti aeroportuali specie nei collegamenti con la Città), nonché quale contenitore eccellente da un punto di vista della valenza urbanistica (dal Barocco, al Liberty, al Razionalismo, al Modernismo dei suoi più bei Quartieri), Torino vale certamente le cifre che potrebbero farne il Presidio primario dell’Arte Moderna e Contemporanea dell’Europa Sud-Occidentale. Il fatto che Torino sia tradizionalmente il ricettacolo principale del collezionismo anche privato italiano (si stima che oltre metà dell’intero corpus dai beni artistici Moderni e Contemporanei italiani posseduti privatamente “giaccia” quivi) non deve far sì che accada più che vengano sdegnosamente declinati approcci di collaborazioni internazionali come si face ad esempio in passato con la Fondazione Guggenheim, la quale si fermò infatti così a Vercelli.

Si attende che anche in Italia (dopo una fugace apparizione del Fondo Pinacotheca di Carife) nascano strumenti collettivi di investimento in Arte, benchè lo “spirito latino” sia, oltre che negli affetti anche in termini di proprietà di opere d’Arte, spesso assai ‘possessivo’ e fatichi ad accettare il concetto di ‘quota parte’: perchè il laboratorio di una ipotizzabile Sgr di questo tipo non potrebbe aver Sede a Torino, città vocata per definizione all’Arte Moderna e Contemporanea (e non solo), dove molti potrebbero essere i players interessati a unire l’utile al dilettevole creando (si) anche valore culturale-reputazionale?

L'AUTORE DI QUESTO ARTICOLO

silva

Silvia Natalie 

Natalie Silva è una nota pittrice italoamericana che ha esposto worldwide da molti anni e le cui opere, oltre che collezionate de molti importanti famiglie internazionali, sono trattate dalle più importanti case d’asta, come Phillips London, e Gallerie, come Saatchi Gallery.

Paolo Turati

Economista e Docente Universitario, è un imprenditore, specialista di Art Market globale e di Mercati finanziari. Giornalista e scrittore, la sua opera letteraria, fra cui  ARTE IN VENDITA sull’Economia dell’Arte( il penultimo dei dieci libri editi che ha scitto), è accreditiata presso importanti istituzioni mondiali, come L’Università di Heidelbeg, la New York Library ed il Max Plank Institut di Monaco di Baviera.

Catalogo Merca(r)tor-Paolo Turati in OBIETTIVO EGITTO con Zahi Hawass del Cairo
Loading Facebook Comments ...