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IL CASO: L’OSPEDALE OFTALMICO DI TORINO

Ospedale Oftalmico di Torino: pochi giorni fa la conferma dell’accelerata dell’assessorato regionale alla Sanità per chiudere lo storico ospedale monospecialistico di via Juvarra, entro il mese di luglio o, al massimo, entro l’inizio dell’autunno.
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Un’altra eccellenza made in Piemonte che se ne va, sembrerebbe, nonostante sia un modello monospecialistico attuale, con un numero di letti abbondantemente superiore ai parametri minimi ministeriali, un bilancio attivo, conforme ai principi HTA “Health Technology Assessment”.

L’Oftalmico è uno dei poli specialistici più avanzati, efficaci ed organizzati non solo in Italia ma anche all’estero. E’ infatti uno dei pochi ospedali al mondo ad esser parte del Direttivo della WAEH (World Association of Eye Hospitals), l’associazione che raggruppa i 30 migliori ospedali monospecialistici del mondo. Un punto di riferimento dentro e fuori Regione per le emergenze e le patologie oftalmiche: 16 mila interventi chirurgici nel 2015, oltre 60 mila prestazioni ambulatoriali e oltre 50 mila passaggi in pronto soccorso.

Ma la Regione chiude gli occhi invece che aprirli.

Lo “Spezzatino”

La riorganizzazione della rete ospedaliera prevede di “smontare” l’Oftalmico, ricollocandone pezzi, funzioni, servizi, competenze e professionalità in diversi siti sanitari. Le presunte finalità dovrebbero essere: il risparmio economico, la sicurezza dei pazienti, l’interattività dell’oculistica con le altre specialità medico-chirurgiche.

Le conseguenze

In realtà, lo “spezzatino” comporterà innanzitutto uno spreco degli investimenti fatti negli ultimi anni dall’ospedale per importanti interventi di ammodernamento e sviluppo tecnologico. Uno sperpero di denaro pubblico, in quanto necessiteranno nuovi investimenti da un lato sulle strutture sanitarie che accoglieranno l’esodo dell’Oftalmico, e dall’altro costi necessari per riconvertire lo stesso Ospedale nelle paventate e discutibili destinazioni d’uso.

Per non parlare delle conseguenze sul personale e sulla loro professionalità: il valore aggiunto dell’Ospedale Oftalmico di Torino è rappresentato dall’alta professionalità degli operatori, che lavorando in un contesto monospecialistico sono in grado di offrire prestazioni di altissimo livello, grazie anche al supporto della tecnologia utilizzata. Contrariamente a quanto avverrebbe in una localizzazione multispecialistica, come le Molinette o il San Giovanni Bosco, entrambi già affollati e certamente non pronti ad assorbire nuove problematiche. Con lo spezzatino mancherà un’equipe di medici, infermieri, laboratoristi, riabilitatori che si occupano esclusivamente di attività oculistiche, che hanno maturato un’esperienza unica nel settore.

IL PARADOSSO

Una struttura di altissimo livello, apprezzata a livello internazionale, che pone Torino nell’Olimpo dei migliori ospedali oculistici del mondo, pronta ad essere smembrata, a causa della sua singolarità.

Un’importante risorsa del territorio, dal punto di vista della sanità, della tecnologia, del lavoro, che rischia di creare non pochi problemi all’utenza dell’ospedale. Consideriamo infatti che, nella nostra regione, i tempi per una visita oculistica generale superano i 150 giorni, un esame specialistico i 120 giorni con punte di oltre 300. Certo, sul fronte nessuno alza bandiera bianca e prosegue la mobilitazione contro un destino che però sembra già scritto.

COSA SI PUÒ FARE

Apriamo gli occhi

Partiamo fieri di un primato della nostra Regione per l’efficienza del suo sistema sanitario, secondo l’Ips, l’Indice di performance sanitaria realizzato, per il secondo anno consecutivo, dall’istituto Demoskopika sulla base di sette indicatori: soddisfazione sui servizi sanitari, mobilità attiva, mobilità passiva, spesa sanitaria, famiglie impoverite a causa di spese sanitarie out of pocket, spese legali per liti da contenzioso e da sentenze sfavorevoli, costi della politica.
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Viaggiamo alla ricerca di nuovi modelli di sviluppo della sanità, confrontandoci con il mondo, incontrando persone, professionisti, attori di processi che funzionano meglio che qui, nel nostro Paese. La salute non è solo un diritto delle persone ma anche un impegno, un dovere di tutti noi.

Torniamo con soluzioni, proposte e idee che mantengano alta l’eccellenza del Piemonte anche in materia di sanità. 7,8 milioni di italiani hanno dovuto dare fondo a tutti i loro risparmi o in casi ancor più gravi ad indebitarsi, per le proprie spese sanitarie. Sembra che in Italia la sanità stia diventando d’élite e invece dovrebbe essere motore di benessere, di innovazione e di futuro, per tutti i cittadini.

L'AUTORE DI QUESTO ARTICOLO

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ANGELO BURZI

Ingegnere elettrotecnico Politecnico Torino
Imprenditore
Consigliere Regione Piemonte 1995 – 2014
Presidente comitato direttivo “Fondazione Magellano”

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